Don Piper è deceduto il 18 gennaio 1989 quando un semirimorchio ha schiacciato la sua auto.
Dichiarato
morto dai primi soccorritori giunti sul luogo dell'incidente, il corpo
di Don rimane sotto un telo per i successivi 90 minuti.
Quando
le preghiere di un pastore aiutano a farlo resuscitare, Don diventerà
un miracolo vivente! Ma questo è un miracolo che Don vorrebbe non fosse
mai avvenuto, poiché a causa delle ferite soffre dolori atroci 24 ore al
giorno, oltre ad essere tormentato dall'accaduto.
Con
il sostegno e l'amore della sua adorata moglie Eva, dei loro tre figli e
di amici vinci e lontani, Don lotta per riconquistare una parvenza
della sua vita passata.
Basato su un'incredibile
storia di perseveranza di fronte alle sfide della vita (e della morte)
della vera famiglia Piper, questo film non si dimentica facilmente.
Da questa vicenda è stato tratto l'omonimo bestseller che ha venduto 7 milioni di copie nel mondo.
Il cast: Kate Bosworth (Still Alice) e Hayden Christensen (Star Wars).
Un giocatore di baseball professionista con un problema di abuso di
stupefacenti è costretto a tornare nella sua città natale, dove deve
seguire un programma di disintossicazione.
Trova nuove speranze
quando finalmente affronta il suo passato e comincia ad allenare una
squadra di piccoli giocatori di baseball.
Il trattato Rosh
haShanà si apre con la descrizione e la discussione rabbinica sui diversi
capodanni.
Una parte significativa è dedicata al capodanno più importante, quello di fine
estate - inizio autunno, che dà il titolo al testo.
La tradizione fa risalire la creazione del primo uomo al 1° del mese di Tishrì,
il primo dei due giorni di Rosh haShanà. In esso si celebra la sovranità di Dio
su tutto il creato e l’unità del genere umano che discende dal primo uomo.
Secondo i Maestri, l’uomo fu creato il primo di Tishrì, mentre la creazione del
mondo iniziò cinque giorni prima, il 26 del mese di Elul.
Rosh haShanà ricorda quindi la creazione dell’uomo, un uomo la cui dignità e la
cui immagine divina devono essere rispettate e difese, senza alcuna distinzione
di popolo, di religione, di cultura, contro ogni violenza.
È paradigmatico che il giorno di Rosh haShanà si legga il brano della Torà
sulla legatura (“sacrificio”) di Isacco.
Insegnano i rabbini che Dio mise alla prova (nissà) Abramo perché il
comportamento del patriarca potesse divenire una bandiera (nes) per tutti i
popoli.
Abramo ha avuto la forza di vincere la tentazione di adeguarsi ai costumi degli
altri popoli: il patriarca – riconosciuto come tale anche da cristiani e
musulmani – non ha ascoltato solo la voce che gli imponeva di sacrificare il
suo unico figlio sull’altare, ma soprattutto quella che gli ordinava di non
macchiarsi le mani con il suo sangue. Infatti lo shofàr (corno d’ariete) che si
suona a Rosh haShanà ricorda l’animale che fu sacrificato in sostituzione di
Isacco.
Uno spazio significativo del trattato Rosh haShanà si occupa proprio del suono
dello shofàr.
La ricorrenza di Rosh haShanà è strettamente legata al suono dello shofàr e
alla sua capacità di suscitare il ricordo. In questo precetto c’è una
dimensione verticale uomo-Dio. L’uomo suonando lo shofàr chiama in causa il
Creatore che a sua volta si ricorda di chi lo invoca. Dio viene descritto nel
giorno di Rosh haShanà come “colui che ricorda tutte le cose dimenticate”.
Lo shofàr deve suscitare nell’animo umano il ricordo della propria condizione
di creatura. L’attenzione divina è chiamata come un figlio che cerca il padre,
con un suono che non presenta parole, ma ricorda il pianto. La tradizione
indica che lo shofàr, aiutando a penetrare nella parte più intima dell’anima,
serve a “scuotere”, come dice il profeta Amos (3, 6), innestando un processo di
teshuvà (pentimento-ritorno).
Rosh haShanà è anche definito il “Giorno del Giudizio”, perché l’ebreo lo
celebra dedicandosi all’esame e alla riflessione sui comportamenti tenuti
durante l’anno, invocando il perdono di Dio, il pentimento e il ritorno, la
teshuvà.
Nella pagina 17b/1 è scritto: “Disse rabbi Yochanàn: Grande è l’efficacia della
teshuvà che annulla la sentenza negativa sull’uomo".
La teshuvà è un atto di coscienza, di consapevolezza, di disponibilità a
prendere posizione e assumersi le proprie responsabilità per il futuro. Teshuvà
significa “ritorno” ma vuol dire anche “risposta”. Il passato non è
modificabile, ma in compenso la teshuvà ci dà il potere di plasmare il futuro.
Così come Dio ha il potere di “cominciare”, l’uomo con la teshuvà di Rosh
haShanà ha il potere di “ricominciare”.
Si tratta di un cambiamento qualitativo. I saggi danno una definizione della
teshuvà sconvolgente e apparentemente paradossale: “Essa trasforma i peccati in
buone azioni”. Lo scopo della teshuvà è secondo i mistici di far tornare
l’anima alla sua radice, là dove era contenuta, nella spiritualità di Dio.
Tony,
rappresentante farmaceutico, ed Elizabeth, agente immobiliare, sembrano
una coppia perfetta con una bella figlia ed una grande casa. In realtà, dietro le apparenze, si nasconde un matrimonio che ormai è diventato una guerra e a subirne le spese è la figlia.
Un giorno Elizabeth si trova a lavorare con l'anziana Miss Clara per vendere la sua casa.
Miss
Clara comprende lo stress a cui è sottoposta Elizabeth e le suggerisce
di combattere per il suo matrimonio pregando per Tony.
Miss Clara mostra ad Elizabeth uno stanzino speciale che lei ha dedicato alla preghiera e a cui ha dato il nome di "Stanza di guerra" dove lei si chiude perchè "per rimanere in piedi e combattere il nemico, hai bisogno di stare sulle tue ginocchia e pregare".
Non appena Elizabeth inizia a pregare seriamente per suo marito, Tony, che è fuori per un viaggio di lavoro, si trova a cena con una donna avvenente che lo invita nel suo appartamento. Ma quando lui è sul punto di partire con lei viene bloccato da una nausea improvvisa.
In breve tempo, viene anche licenziato per aver gonfiato le vendite a lavoro.
Avendo realizzato di aver toccato il fondo, decide di donare nuovamente la sua vita a Dio.
All'insaputa della sua famiglia, Tony aveva tenuto per sé diversicampioni farmaceutici e si rendeconto di doverli restituire anche se questo potrebbe potenzialmente comportare per lui la prigione. L'ex datore di lavoro di Tony vede la sua volontà di riparare il danno causato e decide di non fare ulteriori pressioni.
Tony inizia ad interessarsi alla vita della figlia e a participare a delle attività insieme a lei rinsaldando così il loro rapporto.
Elizabeth vende la casa di Miss Clara ad un pastore in pensione che riconosce la forza sprigionata da tutte le preghiere fatte in quello stanzino.
Subito
dopo, a Tony viene fatta un'offerta di lavoro con uno stipendio di gran
lunga inferiore al precedente, ma riconosce di poter vivere
dignitosamente anche con meno.
Il
film si conclude con la ritrovata armonia famigliare e con Miss Clara
che, dalla casa del figlio in cui adesso si trova a vivere, continua la
sua sana abitudine della preghiera.
mercoledì 27 gennaio 2016
FACCIAMO IN MODO CHE NON SUCCEDA DI NUOVO....
L'affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a proposito di Auschwitz non fu affatto un'affermazione, ma una risposta. La domanda: "Ditemi, dov'era Dio, ad Auschwitz?". La risposta: "E l'uomo, dov'era?".